Ora legale, più sonno ma meno riposo: il paradosso del debito di sonno
Il passaggio all'ora solare, che concede un'ora extra di riposo, paradossalmente non si traduce in un miglioramento della qualità del sonno per molti. La ragione risiede nel cosiddetto 'debito di sonno' accumulato nel tempo, una condizione in cui l'organismo fatica a recuperare le ore di riposo perse a causa di ritmi di vita frenetici, l'uso eccessivo di dispositivi elettronici e l'incapacità di sincronizzarsi con l'orologio biologico interno. Questo fenomeno rende irrilevante l'ora aggiuntiva, poiché non sufficiente a compensare le carenze croniche, portando a una sensazione di stanchezza persistente.
Un'indagine condotta da Doctolib su 3.000 adulti italiani tra il 7 e il 12 ottobre 2026 ha evidenziato come il 76% dei partecipanti dorma meno di sette ore per notte, e quasi un terzo (29%) meno di sei ore. Vincenzo Tullo, neurologo specializzato in medicina del sonno presso Doctolib, ha sottolineato come la privazione del sonno sia diventata una condizione comune. Il corpo umano, regolato dai ritmi circadiani influenzati dalla luce, non si adatta immediatamente al cambio d'ora. Questo genera un disallineamento che può perdurare per giorni, influenzando il ciclo sonno-veglia e gli impegni quotidiani. Tale squilibrio è spesso già presente nella vita di tutti i giorni, specialmente per chi ha un cronotipo serale o soffre di 'social jet lag', la discordanza tra gli orari di sonno durante la settimana e quelli del weekend.
Sebbene un terzo degli italiani (32%) tenti di recuperare il sonno nel fine settimana, aggiungendo una o due ore, questo sforzo è spesso insufficiente a colmare il debito accumulato. Il dottor Tullo evidenzia che il problema principale non è il singolo weekend del cambio d'ora, ma piuttosto il disallineamento cronico tra l'orologio biologico e quello sociale, che costringe molte persone a svegliarsi prima che il loro corpo sia naturalmente pronto. Le abitudini serali giocano un ruolo cruciale: il 59% degli intervistati guarda serie TV e il 49% usa lo smartphone prima di dormire, mentre solo il 19% legge. L'uso prolungato dello smartphone è associato a un risveglio meno riposante per il 62% degli utilizzatori, contro il 45% di chi lo usa per meno di 15 minuti. Questa tendenza è più marcata tra i giovani, con il 76% dei 18-34enni che utilizza il telefono prima di coricarsi. Non solo gli schermi, ma anche pensieri, preoccupazioni, ansia e stress tengono svegli circa il 41% degli intervistati.
Per affrontare questi disturbi, il 42% degli intervistati ricorre a rimedi come melatonina (18%), tisane (17%), farmaci (13%) o alcol (2%). Le donne tendono a usare questi rimedi più degli uomini (46% contro 33%), e l'uso di farmaci aumenta con l'età. Tuttavia, solo il 24% ne parla con un medico, suggerendo una carenza di consapevolezza sull'importanza di un consulto professionale per problemi di sonno. Il dottor Tullo distingue tra episodi occasionali e insonnia cronica, che si manifesta con difficoltà persistenti per almeno tre notti a settimana per tre mesi e richiede attenzione medica, così come russamento marcato, apnee o sonnolenza diurna eccessiva.
Invece di affidarsi a soluzioni temporanee, il cambio all'ora solare può essere un'opportunità per adottare abitudini più salutari. Esporsi alla luce naturale al mattino, mantenere orari di sonno e veglia costanti, e ridurre gli stimoli luminosi serali, soprattutto dagli schermi, sono pratiche che possono aiutare a riequilibrare l'orologio biologico. Il sonno, come ribadisce il neurologo di Doctolib, non è un tempo sottratto alla giornata, ma una fase fondamentale per l'elaborazione cerebrale, e trascurarlo ha ripercussioni negative sull'attenzione e sull'umore. Se la stanchezza persiste nonostante un sonno apparentemente sufficiente, è essenziale consultare un medico, poiché potrebbe esserci un disturbo sottostante da diagnosticare e trattare.
